Il gioco d’azzardo patologico (3) – Problemi, conseguenze e trattamento

Il gioco d’azzardo patologico viene spiegato come una forma di dipendenza in assenza di sostanza in quanto condivide molte caratteristiche con i disturbi da uso di sostanze, e il desiderio di scommettere di un giocatore patologico potrebbe essere analogo alla voglia smodata sperimentata da chi abusa di sostanze.
Spesso i giocatori patologici aumentano la frequenza delle giocate o delle somme di denaro che giocano per raggiungere il livello di eccitazione desiderato e questo comportamento ricorda la tolleranza provocata dalla droga. Inoltre si evidenza un’alta comorbidità tra gioco d’azzardo patologico e disturbo da uso di sostanze, in particolare con l’abuso e la dipendenza da alcol e, viceversa, chi abusa di sostanze mostra alti tassi di gioco d’azzardo patologico.
I problemi legali sono molto comuni tra i giocatori d’azzardo e, nonostante sia complesso da descrivere, esiste una stretta relazione tra crimine e gioco d’azzardo patologico, la cui natura, però, non è ancora chiara.
Nella progressione del gioco d’azzardo patologico, alcuni giocatori ricorrono ad atti illegali per finanziare il gioco o per pagare debiti rilevanti. La caratteristica di creare assuefazione può rappresentare un importante fattore di origine del crimine. Altri studi suggeriscono invece come il bisogno di continuare a giocare d’azzardo sia la motivazione primaria del gioco d’azzardo stesso.
Anche le caratteristiche di personalità possono costituire una causa comune sia per l’insorgenza del gioco d’azzardo che per la criminalità e quindi favorirne la co-occorrenza nonostante esista un’associazione tra criminalità e gioco d’azzardo patologico. In particolare si è notato che il disturbo di personalità antisociale è riscontrato più frequentemente nei giocatori patologici che nella popolazione generale.
Più il gioco prende piede, più il giocatore tende a isolarsi e molti sperimentano un senso di perdita di controllo o sentimenti di vergogna e colpa. Il gioco d’azzardo patologico può così influenzare in maniera negativa molteplici aspetti della vita: sociale, economico e personale.
Ad esempio, in campo lavorativo i problemi che possono sorgere sono diversi. Innanzi tutto l’impulso a giocare può essere frequente, difficile da controllare e sfociare in assenteismo, prestazioni mediocri, fino alla perdita del lavoro. La conseguente mancanza di supporto economico, associato alla perdita del lavoro, può portare a tentativi disperati di ottenere fondi, esaurendo le proprie finanze nella rincorsa alla vincita.
Per quanto riguarda l’ambito affettivo, diminuisce la fiducia all’interno della famiglia, in particolare con il coniuge, portando a una diminuzione dell’intimità.
Un giocatore eccessivo è spesso incapace di occuparsi della propria famiglia sia da un punto di vista emotivo che materiale e i figli sono quelli che vengono maggiormente danneggiati. I bambini, infatti, finiscono per sentirsi loro stessi la causa del malumore dei propri genitori, dal momento che non sono ancora in grado di pensare in modo logico e astratto, riconoscendo la reale causa del malessere familiare.
A questo proposito Orford et al. (2001, cit. in Picone Francesca a cura di, (2010), Il gioco d’azzardo patologico. Prospettive teoriche ed esperienze cliniche, Carocci, p.79) ritengono che le dipendenze siano un disturbo appetitivo invalidante che coinvolge anche chi vive con la persona dipendente.
Essi hanno coniato il modello Stress-Strain-Coping-Support (SSCS) secondo il quale vi sono 4 importanti fattori di cui tenere conto in presenza di una famiglia con un problema di dipendenza:
– Stress: vivere con un familiare affetto da dipendenza è stressante;
– Strain (logorìo): i familiari sperimentano logorìo, che spesso diventa evidente con manifestazioni sintomatiche fisiche e psicologiche;
– Coping: i familiari cercheranno di adottare diverse strategie per far fronte alla situazione;
– Support (Supporto): la qualità e il livello di supporto sociale possono aiutare ad affrontare la situazione.
Il modello SSCS, rispetto alle concettualizzazioni precedenti, vede la famiglia come un gruppo di persone che sperimentano stress come esito della dipendenza di un’altra persona e non come co-dipendente o che versa in una situazione maladattiva e disfunzionale. Al centro dell’interesse clinico è posto il membro familiare (inteso come l’intera famiglia) e non il soggetto dipendente, ci si focalizza sui bisogni dei membri della famiglia e sul fornire una risposta specialistica adeguata a tali bisogni.
Come estrema conseguenza il gioco d’azzardo patologico può portare a suicidi, tentati o portati a termine.

Prevenzione
La prevenzione nella pratica medica è fondamentale. Essa viene tradizionalmente suddivisa in tre stadi: prevenzione primaria, secondaria e terziaria.
Queste suddivisioni si focalizzano su popolazioni diverse e, in maniera più specifica, la prevenzione primaria si focalizza sulla popolazione generale, quella secondaria interessa i gruppi a rischio o vulnerabili e quella terziaria gli individui con un disturbo già diagnosticato e diagnosticabile.
La prevenzione primaria, nelle problematiche legate al gioco d’azzardo, include generalmente iniziative di tipo educativo come spot televisivi, cartelloni pubblicitari, cartoline e altri strumenti che abbiano lo scopo di aumentare la consapevolezza del pubblico.
La prevenzione secondaria si riferisce a misure per “identificare e trattare soggetti asintomatici che hanno già sviluppato fattori di rischio o una condizione pre-clinica della patologia, ma in cui non vi è ancora un’evidenza clinica” (U.S. Prevention Services Task Force 1996, p. XLI).
In questa categoria vengono inclusi i trattamenti rivolti agli anziani come gruppi vulnerabili anche se non necessariamente ad alto rischio. Le misure di prevenzione secondaria rappresentano una parte importante nei contesti di medicina generale, in cui vengono utilizzati con successo interventi di screening brevi. Ma l’efficacia nel riconoscimento e nel trattamento di persone con problemi legati al gioco d’azzardo dipende molto dal livello di formazione dei medici generici e dalla loro confidenza nel trattarli, poiché essi sono generalmente i primi che vengono a contatto con il soggetto. Possono, infatti, valutare regolarmente le esperienze di gioco dei pazienti, toccando in modo appropriato il tema della possibile esistenza di disturbi legati al gioco, motivando gli individui a cercare il trattamento e, se necessario, inviandoli in maniera appropriata a gruppi di auto-aiuto, programmi di intervento offerti sul territorio o linee telefoniche di supporto per facilitare il coinvolgimento in trattamenti per il gioco d’azzardo disponibili a livello locale.
La prevenzione terziaria include i progetti rivolti a individui con patologia conclamata, dove gli obiettivi sono il ristabilimento della funzionalità e la minimizzazione o prevenzione delle conseguenze avverse relative alla malattia.
In questa categoria sono inclusi interventi precoci come l’inserimento degli individui in programmi di trattamento e le terapie comportamentali e farmacologiche.

Trattamento                                                                                                                 Approccio sistemico-relazionale
L’approccio sistemico-relazionale sposta l’attenzione dal singolo soggetto portatore dei sintomi all’intera situazione problematica in cui si trova immerso. Viene utilizzato a questo proposito il termine cecità familiare con il quale si descrive la situazione in cui si trova la famiglia del soggetto dipendente, invischiata in modo tale da non riuscire a percepire gli inconfondibili segnali della patologia di un suo membro, pur provando angoscia. Generalmente ciò accade a causa del cosiddetto vantaggio secondario della malattia che consiste nella funzione omeostatica che il comportamento disfunzionale svolge all’interno del sistema relazionale. Successivamente però la cecità viene sostituita dalla rabbia verso il giocatore o tutto ciò che lo ha portato a sbagliare e poi da uno stato di impotenza e disillusione sostenuto dai ripetuti tentativi di gioco del soggetto. Infine sopraggiunge un periodo caratterizzato dalla vendetta e dalla vergogna nei confronti del giocatore. Lo scopo dell’intervento terapeutico è quindi quello di fissare nuove regole, nuovi ruoli, nuove modalità comunicative partendo dalla rottura dell’equilibrio relazionale disfunzionale in cui si trova il giocatore. È necessario per questo attivare una rete di supporto del paziente che agisca su più livelli per sviluppare una norma condivisa lungo il percorso riabilitativo.
Secondo l’approccio sistemico-relazionale è fondamentale identificare, in sede terapeutica, l’eventuale presenza di valenze positive del soggetto su cui poter fare leva, considerare la persona nel suo ciclo di vita e nel suo ambiente per ridare unità a un progetto di vita diventato frammentario o addirittura inesistente.

I Giocatori Anonimi
L’associazione Giocatori Anonimi non ha una specifica base teorica, ma si avvale di una serie di tecniche comportamentali. È un’associazione di persone che mettono in comune la loro esperienza e speranza al fine di risolvere il loro comune problema e aiutare altri a fare lo stesso. La caratteristica dell’associazione è la non presenza di esperti professionisti o comunque di persone senza il problema del gioco da risolvere. È uno degli interventi più popolari e utilizzati dai giocatori patologici. Fornisce attività sociali alternative al gioco d’azzardo e organizza gli incontri in modo tale che i partecipanti si rinforzino positivamente dichiarando ogni volta la durata dell’astinenza e ricevendo per questa dei premi di diverso tipo come spille o certificati. Il supporto e l’incoraggiamento vengono forniti anche telefonicamente senza limitazioni di orario, sette giorni alla settimana. Spesso i programmi sono costituiti da un certo numero di passi volti al recupero e alla crescita del giocatore compulsivo che dovrebbero aiutarlo a mantenere un maggior autocontrollo sulle proprie decisioni.
Nonostante il percorso di trattamento sia ritenuto molto efficace per il miglioramento della patologia, perché basato sul gruppo e sulla condivisione del problema comune, è emerso che la maggior parte dei frequentatori dell’associazione non si impegna attivamente nel programma e pochi riescono a ottenere il premio per l’astinenza della durata di un anno. Se però la partecipazione agli incontri dell’associazione viene affiancata a programmi di trattamento professionali, come la psicoterapia individuale o di gruppo, la sua efficacia aumenta notevolmente.

Conclusione
Il gioco d’azzardo patologico è un problema piuttosto vasto le cui dimensioni sono in continuo aumento, interessa una vasta fetta della popolazione, dai giovani agli anziani, e può invadere praticamente ogni ambito della vita sia reale che virtuale.
L’eziologia rimane comunque incerta non potendo attribuire con esattezza la causa dell’insorgere di questa patologia a specifici fattori presi singolarmente.
Il gioco d’azzardo patologico colpisce anche i giocatori professionisti che, incentivati a giocare in virtù della propria professione, non sono esenti dal rischio della dipendenza, ma anzi, ne sono fortemente soggetti anche a causa delle prestazioni che vengono loro richieste, alla necessità di vincere “per lavoro” che rischia poi di trasformarsi in una situazione totalizzante e alienante.
Ciò che si può notare negli ultimi anni è l’aumento esponenziale della pubblicità del gioco d’azzardo attraverso ogni canale disponibile, dalla carta stampata agli spot televisivi a internet e questo può contribuire non poco a creare un ulteriore fattore di rischio tra le persone attratte anche solo per curiosità, noia o desiderio di provare qualcosa di diverso e far nascere in loro un nuovo bisogno, credendo in questo modo di adeguarsi alle tendenze del momento.
Questo aspetto però, a mio parere, non viene preso sufficientemente in considerazione. Sembra quasi ci si trovi ancora nella fase crescente e di promozione del gioco, in cui vengono mostrate solo le parti attraenti, mentre le conseguenze negative che possono subentrare sono attualmente poco considerate nella comunicazione di massa. Proprio questo potrebbe essere il motivo per cui le ricerche in ambito italiano sono ancora limitate.
Davanti a una così massiccia promozione del gioco d’azzardo, la prevenzione è piuttosto carente. Manca una seria e puntuale informazione sui rischi di questa attività a partire già dai più giovani, ad esempio nelle scuole. Il problema del gioco d’azzardo su internet infatti, interessa molto i ragazzi che ne fanno un abbondante uso quotidiano e dovrebbero essere maggiormente allertati sui rischi che potrebbero correre e aiutati a scegliere ciò che la rete propone loro.
Sarebbe altresì utile che, specialmente tra le persone ritenute più a rischio, venissero promosse attività più salutari per spendere il proprio tempo libero. Ne potrebbero beneficiare i giovani più vulnerabili e annoiati, gli adulti che attraversano periodi di crisi e anche gli anziani che si trovano a dover gestire molto tempo che prima era occupato dal lavoro e dalla famiglia.

Dott.ssa Patrizia Paolini

 

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