La mia recensione: QUIET di Susan Cain

Il potere degli introversi in un mondo che non sa smettere di parlare.

Un libro dal contenuto molto interessante, scorrevole e piacevole da leggere.

Tratta il tema dell’introversione, una caratteristica comune a molte persone che però, sotto la spinta sociale, tendono a mascherarla sentendosi inadeguate. E questo succede perché si rendono conto di non rispecchiare quell’ideale di estroversione che invece socialmente è molto più apprezzato.

L’autrice è Susan Cain, un introverso avvocato di Wall Street, che ha patito la sua mancanza di estroversione in un mondo in cui sembrano essere valorizzate solo la disinvoltura, la spigliatezza e l’espansività.

Con la pubblicazione di Quiet Susan Cain si pone in controtendenza sottolineando le caratteristiche e le differenze (positive e negative) tra introversi ed estroversi rispetto alla leadership e alla socialità senza che la prima venga demonizzata e la seconda esaltata come unica fonte di successo personale.

La leadership non è solo per gli estroversi.

L’ideale dell’estroversione era già presente in epoche antiche, ma è dagli inizi del 1900 che si è avuto un sostanziale spostamento dell’ideale del sé, da una cultura del carattere, improntata sulla disciplina, la serietà e l’onore, a una cultura della personalità in cui si rimane affascinati dalla simpatia esteriore e dall’esuberanza.

Tanto che anche la leadership viene identificata con l’iperestroversione. L’autrice ci presenta diversi esempi come l’esperienza di un giovane Dale Carnagie, ragazzo insicuro e timoroso che diventa il punto di riferimento della comunicazione. A Anthony Robbins che nei suoi corsi spinge all’estroversione come alternativa al fallimento nel lavoro e nelle relazioni sociali. O ancora alla Harvard Business School che si propone di formare leader che faranno la differenza e addirittura leader evangelici che ne utilizzano lo stile.

Accanto a questi leader e allo stile che propongono ne troviamo però altri, pacati e meno loquaci, ma non certo meno efficaci. Come riescono a farsi ascoltare e creare cambiamenti nelle altre persone? Nel libro sono citati diversi esempi di leader che sono riusciti, con diverse strategie, ad essere altrettanto incisivi. 

La prima ed emblematica leader introversa ad essere citata è Rosa Parks, sarta, attivista statunitense diventata l’eroina dei diritti dei neri per essersi rifiutata di cedere il suo posto sull’autobus ad un bianco, come imponevano le regole. Non fece azioni eclatanti se non rispondere: “No” e rimanere seduta al posto che stava occupando.

Il mito del multitasking

Insieme all’estroversione viene molto esaltata anche la capacità di essere multitasking. Ma è veramente un gran talento? Secondo l’autrice si tratta di un mito da sfatare e onestamente sarà un sollievo per tutti coloro che amano concentrarsi solo su un compito per volta ritenendo in questo modo di essere più efficaci.

E quanti invece si vantano con orgoglio di riuscire a fare più cose contemporaneamente? 

Ebbene, oggi gli scienziati sanno che il cervello non è in grado di occuparsi di due cose nello stesso momento. Quindi il multitasking non è altro che un continuo passaggio da un compito all’altro con una conseguente riduzione di produttività e un aumento degli errori fino al 50%. Senza contare il tempo che serve per ritrovare la concentrazione del compito precedente.

Introversione, scuola e creatività

Negli anni 70 gli insegnanti si dividevano tra quelli che valorizzavano il lavoro e lo studio individuale e quelli che spingevano per il lavoro di gruppo. Man mano il pensiero di gruppo è stato sempre più apprezzato senza tener conto, in molti casi, che il lavoro in solitudine è molto più utile per gli introversi per sviluppare la loro creatività, raggiungere una profonda concentrazione e ottenere quindi risultati migliori. Ne sono un esempio Steve Wozniak, il cofondatore di Apple, che amava lavorare da solo e Warren Buffet, imprenditore ed economista statunitense, un introverso che ha sfruttato le proprie doti per rimanere lucido nel mercato, mentre tutti perdevano la testa…

In questo testo l’introversione viene trattata anche da un punto di vista biologico e di differenze culturali senza tralasciare il tema della gestione della comunicazione tra personalità diverse, non solo possibile, ma anche molto arricchente.

Le idee principali che mi sono rimaste dalla lettura di questo libro:

  1. Mito dell’estroversione come chiave unica per il successo e per la leadership. In realtà è un mito da sfatare: ciò che è veramente funzionale per tutti è mantenere un comportamento adeguato al contesto.
  2. L’importanza della solitudine per gli introversi, che ha una duplice funzione: quella di permettere agli introversi di ricaricarsi dopo aver affrontato dei momenti di socialità che possono risultare faticosi, e quella di momento dedicato alla concentrazione e allo sviluppo della propria creatività.
  3. La comunicazione tra estroversi e introversi nelle coppie ma non solo: come gestire il loro sentire diverso.

Libro bello, che non si limita ad evidenziare le differenze caratteriali e comportamentali tra introversi ed estroversi, ma che attraverso numerosissimi esempi e descrizioni di esperimenti psicologici, studi e ricerche, ci fornisce delle basi scientifiche che sostengono le tesi proposte nel testo.

A chi consiglio questo libro?

  • a chiunque voglia approfondire il tema introversione-estroversione e voglia ascoltare con curiosità un punto di vista che sembra andare contro corrente,
  • ai genitori che desiderano comprendere i propri figli, anche se appaiono molto diversi da loro, aiutandoli a valorizzare le proprie doti caratteriali e sforzandosi di vedere il mondo come appare loro, senza pensare di essere davanti ad una incompatibilità caratteriale,
  • agli insegnanti che desiderano valorizzare i talenti dei loro studenti senza imporre a tutti indistintamente un unico approccio alla creatività e alla conoscenza,
  • agli introversi che finalmente potranno apprezzare le loro caratteristiche e non sentirsi in colpa per non riuscire ad uniformarsi ad un mondo dove sembra che ci sia spazio solo per gli estroversi.

E tu dove ti collochi? 

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