Abbuffate compulsive

Abbuffate compulsive: cosa sono e come gestirle

Cosa si intende per abbuffata?

Il termine “abbuffata” si riferisce a specifici episodi durante i quali una persona, in un determinato periodo di tempo (ad esempio un paio d’ore) mangia una quantità di cibo significativamente maggiore rispetto a quella che la maggior parte degli individui mangerebbe nello stesso periodo di tempo e in simili circostanze.

Il tempo e il contesto sono due variabili importanti
perché definiscono la cornice entro la quale si sviluppa l’episodio dell’abbuffata.

Più il tempo di consumo è breve, più la grande quantità di cibo ingerita assume un significato disfunzionale. Mangiare una torta intera in un’ora è molto diverso dal mangiare la stessa torta nell’arco di qualche giorno condividendola, ad esempio, con il resto della famiglia.

Anche il contesto è importante. Mangiare enormi quantità di cibo da soli o di nascosto in maniera frettolosa e vorace non ha nulla a che vedere con un pranzo abbondante consumato durante un’occasione particolare. Manca tutta la parte di convivialità, il piacere di mangiare cose buone circondati da persone di cui si apprezza la compagnia. È un’azione in cui il piacere del cibo è inesistente (spesso si tratta di cibo ipercalorico e di pessima qualità) e il tutto si riduce ad una sorta di “riempimento”.

La perdita di controllo

Il bisogno incontrollabile di iperalimentarsi rende vano ogni tentativo di moderare il proprio comportamento. Spesso si comincia a mangiare per il bisogno di alleviare uno stato emotivo che non si riesce a gestire diversamente, alla ricerca di una gratificazione temporanea. Subentra però la sensazione di non riuscire a fermarsi. Il cibo viene consumato in maniera frettolosa, senza essere assaporato e talvolta nemmeno masticato.

Si smette solo quando insorge il disgusto e la sgradevole sensazione di scoppiare a cui segue, inevitabilmente, il senso di colpa e la vergogna.

Un rito da compiere in solitudine

Abbuffarsi in solitudine è una situazione tristemente abituale per chi soffre di questo disturbo.

Le persone aspettano di essere sole per mettere in atto questo comportamento disfunzionale a causa dell’imbarazzo che provocherebbe loro mostrarsi mentre consumano voracemente grandi quantità di cibo. Talvolta questi episodi iniziano con una sorta di “premeditazione” in cui ci si reca al supermercato con lo scopo di acquistare quegli alimenti che verranno poi consumati in solitudine.

In quali disturbi alimentari si possono verificare le abbuffate?

Le abbuffate compulsive sono caratteristiche del Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder), una condizione che porta facilmente all’obesità a causa della grande quantità di cibo ingerita. Ma si possono verificare anche in chi soffre di Bulimia nervosa odi Anoressia di tipo bulimico. In questo caso all’abbuffata seguono delle pratiche di eliminazione, come l’induzione del vomito o l’uso di lassativi, che hanno lo scopo di tenere il peso sotto controllo.

Le abbuffate sono sempre un problema. Come gestirle e come uscirne.

Le abbuffate compulsive costituiscono un disturbo importante da non sottovalutare. Dietro ad esse si nascondono emozioni o comportamenti che si ritiene di non poter esprimere o comunicare.

Di conseguenza costituiscono un tentativo disfunzionale per risolvere un problema o per evitare emozioni o comportamenti difficili da gestire nel rapporto con gli altri.

Il percorso terapeutico è la scelta migliore per capire cosa sta succedendo e per affrontare il problema nella maniera più efficace per poterlo risolvere. 

Ci sono però alcuni suggerimenti che si possono mettere in atto subito per provare a gestire le abbuffate.

Nel momento in cui scatta la compulsione si può fare poco, proprio perché la perdita di controllo impedisce qualsiasi ragionamento. Bisogna allora giocare d’anticipo. Ecco come:

  • Non fare mai la spesa a stomaco vuoto e rispettare la propria lista inserendo alimenti il più sani possibile.
  • Abituarsi gradatamente a fare ogni giorno esercizi di rilassamento che aiutino a gestire gli stati ansiosi. Bastano anche solo 10 minuti.
  • Cercare di fare un po’ di movimento anche se non si riesce a fare una vera e propria attività fisica. Una strategia può essere quella di lasciare l’auto un po’ più distante rispetto alla propria destinazione. Oppure scendere dai mezzi una fermata prima per abituarsi a fare dei piccoli tragitti a piedi se non si ama passeggiare. 
  • Gratificarsi per ogni successo o obiettivo, grande o piccolo che sia, con qualcosa di diverso dal cibo.
  • Quando si comincia ad avvertire la necessità di ingerire del cibo (al di fuori della fame fisiologica) in maniera costante, ci si può fermare un momento per riflettere a come ci si sente in quel preciso momento, che emozione si sta provando, o quale comportamento si sta reprimendo.
  • Scrivere un diario alimentare che aiuti a monitorare le proprie abitudini e ad essere consapevole di ciò che si mangia durante la giornata.

Questi piccoli suggerimenti possono essere considerati come una spinta a prendersi cura di se stessi, perché forse non lo si sta facendo abbastanza.