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Il cibo è ciò che ci tiene in vita,
è un bene primario essenziale, alla base dei nostri bisogni.

I disturbi alimentari insorgono quando il cibo viene usato in maniera inappropriata e con funzioni diverse da quelle nutritive. Si tratta quindi di comportamenti inerenti l’alimentazione che implicano un consumo o assorbimento alterato del cibo. 

La conseguenza è una significativa compromissione della salute fisica o del funzionamento psicosociale. Per questo motivo necessitano di assoluta attenzione e di un trattamento adeguato per riportare la situazione in equilibrio.

Quali sono i disturbi alimentari?

Il DSM-5 riporta i seguenti disturbi della nutrizione e dell’alimentazione:

  • Pica
  • Disturbo da ruminazione
  • Disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo
  • Anoressia nervosa
  • Bulimia nervosa
  • Disturbo da binge-eating
  • Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione con altra specificazione
  • Disturbo della nutrizione o dell’alimentazione senza specificazione

Si tratta di disturbi che, nonostante abbiano un certo numero di caratteristiche comportamentali e psicologiche in comune, differiscono sostanzialmente per quanto riguarda il loro decorso clinico, l’esito e la necessità di trattamento.

La Pica e il Disturbo da Ruminazione sono stati inclusi in questa ultima versione del DSM-5, ma sono molto meno diffusi nella pratica clinica. Vediamo in breve di cosa si tratta:

  • La Pica consiste nella persistente ingestione di una o più sostanze senza contenuto alimentare, non commestibili (es. carta, stoffa, capelli, terra, …),
  • Il Disturbo da Ruminazione è caratterizzato da ripetuti rigurgiti del cibo precedentemente ingerito che viene nuovamente masticato e ancora inghiottito o sputato.

L’obesità invece, non è stata inclusa nel DSM-5 come disturbo mentale. Questo perché i fattori che contribuiscono allo sviluppo dell’obesità sono considerati genetici, fisiologici, comportamentali e ambientali, oltre che variabili tra gli individui. In altre parole, le persone possono diventare obese come risultato di un eccessivo e prolungato introito di calorie rispetto al consumo individuale, senza che siano associati dei problemi psicologici. In questo caso le richieste di terapia riguardano le conseguenze psicologiche dell’obesità sulle persone condizionate da una società in cui la magrezza e la forma fisica sono considerate tra le caratteristiche delle persone di successo. 

Non mancano però forti associazioni con un certo numero di disturbi mentali come il disturbo da binge eating, il disturbo depressivo e bipolare e la schizofrenia.

Secondo i dati presentati nel 2020 dall’Italian Obesity Barometer Report emerge che in Italia il 10,5% della popolazione è in condizione di obesità (l’8,9% delle donne e l’11,8% degli uomini).

La prospettiva sistemico – relazionale è considerata la terapia di elezione per i disturbi alimentari, poiché aiuta a comprendere la complessa rete di interazioni relazionali, fisiche e biologiche alla base di un’alimentazione alterata, talvolta in modo così marcato da mettere in pericolo la vita stessa.

In associazione alla terapia in alcuni casi risulta di supporto l’utilizzo della mindful eating.

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